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Raccontare in poche righe la mia storia con il pallone tra le mani non è cosa facile.

Ci provo! Un’avventura cominciata dodici anni fa a Reda. Avevo solo 8 anni quando, forse un po’ per gioco,  feci il mio primo palleggio, tra tante speranze e la certezza, unica, che lo sport può e deve aiutarti a crescere bene.

Allora, la serie A, la nazionale, gli scudetti non erano altro che quelle parolone magiche racchiuse nella nuvoletta dei sogni più belli, anche per mamma e papà che mi hanno seguito con occhio molto attento fin dalla prima partita.

A 12 anni sono andata a Forlì e il mio allenatore Max Bacchi mi ha insegnato a schiacciare, quel gesto, nuovo per me, l’ho sentito subito mio e l’ho accompagnato da un sorriso grande così. Quel giorno ho capito che non potevo, ma soprattutto non volevo fare a meno della pallavolo. Decido allora, dopo aver strappato il si da mamma e papà, di andare a giocare a Ravenna, in prima divisione. Entro in punta di piedi in una realtà nuova, cercando di percepire umori, ansie, e speranze delle mie nuove compagne di avventura, rubando loro qualche segreto, traducendolo poi con “morbida” attenzione in campo. Bel lavoro, sono contenta ma non mi basta. Quei ritagli di tempo rubati alla mia spensieratezza li dedico alla pallavolo, mi alleno più delle altre, da grande voglio fare la giocatrice!
Dopo due anni torno a casa sognando un po’ di vacanze e con un interrogativo grande grande e difficile.

 

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